Benito Mussolini l’uomo della pace – Da Versailles al 10 giugno
1940.
Nella
storiografia niente
è definitivo. Il mestiere dello storico consiste nella ricerca instancabile di
nuovi documenti, e nella rilettura di quelli già noti ma non ancora valutati
correttamente. Quest’attività ha il nome di revisionismo, che non è una notizia
“criminis” ma il titolo di un mestiere rispettabile.
Come sostenne Renzo De Felice, lo storico, che rifiuta di rivedere, è un
disoccupato o un copista.
“L’uomo
della pace” (Greco & Greco editori, Milano), riferito a Mussolini
è, senza dubbio, un titolo sacrilego, un’offesa ai santuari della storiografia
di regime e uno sgarro alle circolari di Berlinguer.
Se non che gli autori di questo inedito profilo di Benito Mussolini
e Filippo Giannini, allegano una documentazione che
mette nella tentazione di rivedere.
I fatti e
i discorsi citati dagli autori sono inediti solo in parte. Ma sono giacenti nei
luoghi severamente vietati alla memoria storica (l’opera defeliciana
compresa). Inutilmente si cercherebbero nei libri di testo per le nostre
scuole, notizie come il vero significato del patto Ribbentrop-Molotov,
la storia dell’influenza cattolica (e gandhista e
sionista) sulla politica coloniale dell’Italia e informazioni sulle
responsabilità inglesi dell’ascesa di Hitler.
Il
disprezzo di Mussolini nei confronti dell’ideologia
nazista l’oblio è totale, a sinistra e, in qualche caso, anche a destra.
<Trenta
secoli di storia ci permettono di guardare con suprema pietà talune dottrine
d’oltralpe sostenute da progenie di gente che ignorava la scrittura, con la
quale tramandare i documenti della propria vita, nel tempo in cui Roma aveva
Cesare, Virgilio e Augusto> (Op. cit., pag
65).
L’alleanza
militare con
I Diari
di Goebbels dimostrano che questi scritti furono
giudicati come offese intollerabili dall’alleato. Perfino durante il tragico
periodo della Rsi (lo ha documentato lo scrittore
socialista Enrico Landolfi) il conflitto ideologico
tra Mussolini e i nazisti rimase aperto ed ebbe
momenti tempestosi. Identico il giudizio di Gianni Baget
Bozzo, il quale considera assolutamente incompatibili le due
ideologie, e assurdo il logo “nazifascista”.
Il
disprezzo ideologico si coniugava con il timore, costantemente nutrito da Mussolini, nei confronti della potenza tedesca. Opinione,
questa, manifestata da Renzo De Felice: <Mussolini
aveva un’atavica paura dei tedeschi>.
Gli
sforzi compiuti dal governo italiano per costruire un argine alla
Germania nazista vanno dal tentativi di costruire (conferenza di Stresa) un fronte italo-franco-britannico,
alla piccola intesa antinazista con l’Austria e l’Ungheria; dal sostegno a Dolfuss fino alla costruzione di un vallo alpino (il Vallo
Littorio), progettato in funzione antitedesca. La costruzione di questa linea
di difesa al Brennero fu interrotta solo nel 1941! (op. cit., pag.111).
Purtroppo
i tentativi di Mussolini furono ostacolati prima dal
governo inglese che firmò (1935) un indecoroso accordo navale con
Della
fatalità di questi errori si rese conto Winston Churchill quando
dichiarò: <Meglio sarebbe stato se gli uomini politici che mi hanno
preceduto avessero accontentato l’Italia e staccato Mussolini
alla sua alleanza con
Ma il
fatto più singolare documentato dagli autori riguarda la trattativa – condotta
alla fine dell’agosto 1939 – dal governo italiano con quello inglese per
evitare la guerra o almeno circoscriverla. Il seguito di questa trattativa fu
la strana belligeranza italiana nella prima fase della guerra, in pratica
l’ordine dato ai comandi delle truppe italiane schierate sul confine con
Il
generale Emilio Faldella così commentava: <Per la
prima volta della storia una guerra aveva inizio con l’ordine di non
sparare> (op. cit., pag.
180).
Pochi giorni
dopo la comunicazione di quest’ordine la flotta e l’aviazione francese
iniziarono pesanti bombardamenti sulle città della Liguria e Lombardia. Solo a
questo punto Mussolini impartì il comando di cambiare
la disposizione difensiva in offensiva. Il libro non ha la pretesa di
sconvolgere la storiografia e di assolvere Mussolini
da tutte le colpe.
Ma la sua
lettura dimostra che esistono ancora vaste zone d’ombra, che gli storici,
revisionisti per essenza, devono ancora indagare. Ad esempio il contenuto della
voluminosa cartella di documenti che Mussolini
portava con sé e che sparì nel misterioso vortice di Dongo.
(Piero
Vassallo)
(Il
Tempo)